Con l’accusa di avere gestito “in modo personalistico” l’Istituto statale sordi di Palermo, pagandosi anche viaggi personali, la Polizia ha arrestato tre ex componenti del consiglio d’amministrazione dell’ente. Agli arresti domiciliari sono finiti Giacomo Maria Sgroi, 54 anni, Davide Cutrona, 39 anni e Maurizio Tarallo, 52 anni.
Altre quattro persone sono indagate per “fatti connessi alle condotte dei tre” finiti ai domiciliari. Le indagini sono state seguite dalla sezione di polizia Giudiziaria della Procura di Palermo, che su delega conferita dall’autorita’ giudiziaria, ha effettuato lunghi e minuziosi accertamenti nei confronti degli indagati, tutti componenti del Cda dell’ente dal febbraio 2003 e novembre 2005.
L’attivita’ di indagine ha consentito di accertare con prove documentali, “la violazione sistematica delle norme di legge che regolano la gestione dell’ente – spiegano gli inquirenti – che usufruisce di finanziamenti da parte di enti pubblici, in particolare di regione e Provincia”. I tre sono accusati di avere pagato con i soldi dell’ente i propri stipendi, compresi di benefit non previsti in quanto il loro incarico era espressamente previsto come gratuito ed “inoltre imputavano all’ente tutta una serie di spese personali – che andavano dal soggiorno in alberghi, con relativi viaggi e consumazione di pasti, ad acquisti di materiale di vario genere – che nulla avevano a che fare con le finalita’ dell’ente”.
Il dissesto finanziario cosi’ provocato ha condotto l’ente a non poter svolgere in maniera corretta e funzionale le attivita’ alle quali era preposto, ed inoltre lo ha esposto per una somma consistente nei confronti dell’Inps a causa degli omessi versamenti dovuti come contributi previdenziali per i lavoratori impiegati, nonche’ a consistenti passivi nei confronti delle banche che operavano in servizio di cassa nei confronti dell’Istituto Sordi.
Nel corso delle indagini ci si e’ avvalsi della collaborazione di funzionari della Regione Siciliana che gia’ avevano operato diverse ispezioni nei confronti del suddetto ente, “consentendo -dicono gli investigatori- di ricostruire sistematicamente la mole enorme delle irregolarita’ amministrative e contabili che servivano agli odierni indagati per poter, commettendo i reati di peculato ed associazione a delinquere, disporre delle liquidita’ dell’ente a loro piacimento”.
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