In Sicilia panifici aperti sette giorni su sette: il pericolo del lavoro non stop
apr 27th, 2009 | By Walter Giannò | Category: Primo Piano
In Sicilia i panifici possono stare tranquillamente aperti sette giorni su sette, quindi non solo possono tenere le saracinesche alzate anche per l’intera giornata di domenica, ma pure durante le festività.
Lo prescrive l’articolo 27 della legge regionale 30 del 23 dicembre 2000 e considerato che non è stata sempre rispettata dalle amministrazioni comunali, l’assessore regionale Roberto Di Mauro ha ritenuto opportuno adottare una circolare che individua gli orari di apertura e di chiusura della categoria.
La legge regionale 28 del 1999 dispone, infatti, che “l’osservanza degli orari e dei giorni di vendita non si applica agli artigiani, singoli o associati iscritti nell’albo per la vendita nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti dei beni di produzione propria, ovvero per la fornitura al committente dei beni accessori all’esecuzione delle opere o alla prestazione del servizio”. La circolare chiarisce, dunque, che i panificatori rientrano nella categoria degli artigiani e che non sono necessari ulteriori provvedimenti amministrativi.
Il primo e fondamentale dubbio che scaturisce da questa precisazione della Regione è la sorte di coloro che lavorano in un panificio come dipendenti. A tal proposito Anna Rizzo, segretaria provinciale di Confartigianato di Agrigento: “La questione riguarda il riconoscimento dei panificatori come produttori e dunque artigiani, che devono rispettare i contratti dei dipendenti e che non possono imporre loro l’apertura tutta la settimana. Questa circolare apre una maglia, perché sancisce il lavoro non stop e andrà a svantaggio di chi non riuscirà a garantire la turnazione ai dipendenti“.
Anna Rizzo, insomma, considera il problema alla luce dei titolari, mettendo la mano sul fuoco sulla loro correttezza. Ma si sa che in Sicilia non è sempre così (è noto soprattutto a coloro che hanno esperienza nel settore). Questa precisazione regionale, infatti, non assicura al lavoratore la possibilità di richiedere un giorno di riposo, perché costretto a far parte di un’attività che può restare aperta sempre. Un problema non di poco conto, a maggior ragione in relazione all’alto tasso di lavoro nero della nostra isola. Se ci fosse, infatti, la certezza assoluta del rispetto della turnazione, non ci sarebbe nulla da ridire su questa normativa, ma non l’abbiamo.
Leonardo Pipitone, dirigente dell’assessorato regionale al Commercio, tuttavia, ha ricordato che “la circolare chiarisce semplicemente una legge già esistente e comunque, a livello locale, le associazioni di categoria potranno organizzarsi stabilendo dei turni d’apertura“. Chi conosce un po’ il mestiere del panificatore (e le gelosie scaturenti tra un panificio e l’altro), sa benissimo che le associazioni di categoria si accordano già a malapena per stabilire un prezzo comune del pane, che è pur sempre una mazzata alla libertà concorrenziale. Pensate ad esempio ad una località turistica (Lampedusa, Pergusa, Cefalù, ecc.) nel pieno della stagione estiva: qual è il panificio che decide di stare chiuso la domenica, consentendo a chi sta aperto di guadagnare il surplus? Ed in questa situazione ne pagano le conseguenze i dipendenti, che siano in regola o meno… soprattutto i secondi.
Per loro dovrebbe bastare la Costituzione, precisamente l’articolo 36, ai sensi del quale “il lavoratore ha diritto al riposo settimanale“, rafforzato dallo Statuto dei Lavoratori. Ma…
Insomma, attenzione agli effetti indotti di questa normativa.








Che il lavoro non sia mai cosa facile è risaputo : che , talvolta , diventi stress … Ce lo dimostrano notizie come questa !