Lercara Friddi: presentata ristampa de “La dolce arte del Samuray” di Gino Bianchi

mag 25th, 2009 | By Pierangela Maniscalchi | Category: comuni, libri

Il libro – scritto dal maestro di jiu-jitsu al cui metodo si ispira l’associazione lercarese guidata da Salvatore Giglio editrice giornale LercaOnLine.com – è stato scritto nel 1956 ed è una sorta di manuale dedicato ai suoi allievi di allora. È stato ristampato dalla Provincia di Cuneo e la presentazione – avvenuta lo scorso 22 maggio a Trinità (Cn) – è stata affidata al webmaster di LercaraOnLine.com Tonino Oddo, cintura nera secondo dan di jiu-jitsu “metodo Bianchi”, allievo di Giglio. Sul sito www.ginobianchi.it alcuni brani del libro (pubblicati per gentile concessione della figlia del maestro Bianchi, Bruna) e le immagini della serata, oltre che informazioni e fotografie dell’associazione “Gino Bianchi” che opera a Lercara in via Papa Giovanni XXIII n. 11

CUNEO. Un manuale dedicato agli allievi, dove il maestro – con semplicità e chiarezza – spiega l’antica arte del jiu-jitsu: è “La dolce arte del Samuray”, scritto da Gino Bianchi nel 1956 e finalmente ripubblicato con il contributo della Provincia di Cuneo. La presentazione della ristampa è avvenuta lo scorso 22 maggio a Trinità, nel Cuneese, ed è stata affidata a Tonino Oddo, webmaster del quotidiano telematico LercaraOnLine.com. Oddo è cintura nera secondo dan di jiu-jitsu “metodo Bianchi”, allievo di Salvatore Giglio, maestro lercarese cintura nera sesto dan e presidente dell’associazione intitolata a Gino Bianchi, editrice del giornale. Erano presenti alla manifestazione i maestri un tempo allievi “diretti” di Gino Bianchi: Cordelli, Viscardi, Pellacchi, Rebagliati, Vedovello e Mazzaferro. Presente anche la figlia Bruna Bianchi – cintura nera terzo dan, con il marito Angelo Rebora e la figlia Paola.
Ma in cosa consiste il “metodo Bianchi”? «Il jiu-jitsu – scriveva il maestro – è uno sport di immediata utilità è anche una scuola di carattere che affina e perfeziona l’equilibrio fisico e quello mentale, il che potrebbe ben definirsi una “ginnastica della mente”».
L’intelligenza di Bianchi si spinge oltre e «il libro documenta un’altra intuizione geniale – ha detto Tonino Oddo durante la sua presentazione –: la classificazione in italiano delle tecniche e la loro catalogazione per lettere e numeri. Il suo primo pensiero, infatti, è stato quello di fare in modo di introdurre una certa facilità nell’apprendimento della dolce arte, eliminando quei complessi tradizionali tanto abituali per gli orientali e inutili per gli occidentali, ritenendo assurdo pretendere dai suoi allievi oltre alla tecnica anche l’abitudine a usare un frasario e una forma disciplinare prettamente giapponese».
Come scriveva lo stesso maestro Gino Bianchi, infatti, «il metodo consta di esercizi numerati e raggruppati in settori, ogni settore è contraddistinto con lettere dell’alfabeto e offre all’allievo la possibilità di poter facilmente applicare le varie mosse con il solo ricordo del numero di riferimento evitandogli di doversi trovare in difficoltà qualora per poter individuare un esercizio avesse dovuto fare riferimento a dizioni o nomi stranieri. Per esempio: in fase di’insegnamento anziché chiedere l’applicazione dell’esercizio denominato su temi, basterà chiedere il numero 15 del settore A oppure “Catapulta con pedata all’addome”».
Dopo la sua morte, 1964, i maestri allievi di Gino Bianchi si divisero in tante federazioni e il suo metodo venne ritoccato da ciascuno di loro in modo diverso. Solo un allievo, Giovan Battista Rebagliati, ha continuato insieme a pochi altri a mantenere l’impalcatura didattica di Bianchi. Salvatore Giglio è stato allievo di Rebagliati.

Tonino Oddo – Pierangela Maniscalchi

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