
Il 5 maggio del 1971, a Palermo, fu ucciso il procuratore Pietro Scaglione, definito – in sede giurisdizionale penale – “un magistrato integerrimo, persecutore spietato della mafia”. Ricorre oggi dunque il quarantesimo anniversario del delitto in cui perse la vita anche l’agente di custodia Antonio Lorusso.
Alle 10.30, nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, Scaglione sarà commemorato dal presidente della Corte di Appello, Vincenzo Oliveri, dal procuratore generale Luigi Croce, dal procuratore capo Francesco Messineo, dal presidente della giunta distrettuale dell’Anm, Antonino Di Matteo e dal presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, Enrico Sanseverino.
Alle 12.15 il movimento “Muovi Palermo” presenterà il progetto “Frammenti di memoria condivisa”, con il patrocinio del Csm e dell’Anm. Alle 18 Messa nella Chiesa di Sant’Espedito. L’agguato scattò alle 10.55 del 5 maggio del 1971 in via Cipressi a Palermo, dopo la consueta visita nel cimitero dei
Cappuccini, dove era sepolta la moglie. Non si conoscono ancora mandanti ed esecutori del duplice omicidio. È stato però accertato che i moventi del delitto sono in ogni caso da ricollegare all’attività svolta nella repressione della mafia.
Nella sua lunga carriera di giudice e, soprattutto, di pubblico ministero, iniziata nel 1928, Pietro Scaglione si occupò dei principali misteri siciliani: dal banditismo del dopoguerra agli assassini dei sindacalisti (come Salvatore Carnevale), fino ai delitti degli anni Sessanta e Settanta. Dopo la strage di Ciaculli del 1963, grazie soprattutto alle inchieste condotte dall’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo (guidato da Cesare Terranova) e dalla Procura della Repubblica (diretta da Pietro Scaglione) “le organizzazioni mafiose furono scardinate e disperse”, come si legge nella Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia del 1976.
Secondo quanto scrisse il giornalista Mario Francese (ucciso nel 1979), il procuratore Pietro Scaglione “fu convinto assertore che la mafia aveva origini politiche e che i mafiosi di maggior rilievo bisognava snidarli nelle pubbliche amministrazioni”. &Egravge; il tempo del cosiddetto braccio di ferro tra il magistrato e i politici, il tempo in cui la “linea” Scaglione portò ad una serie di procedimenti per peculato o per interesse privato in atti di ufficio nei confronti di
amministratori comunali e di enti pubblici”.
Guardate che la foto che avete pubblicato non riguarda l’omicidio del giudice scaglione.
È difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra che voi sappiate di cosa state parlando! Grazie