Diaz – film che documenta la realtà dei fatti.

Scritto da: semplicementedonna
Nonostante il senso di sdegno e urgenza che la visione del film trasmette, non ci sono le dietrologie classiche del cinema politico italiano, ma  fatti processuali elaborati in maniera personale dal punto di vista cinematografico. L’elaborazione ha portato alla realizzazione di un film in cui l’azione drammatica è struttura del racconto, e non ideologia che sta a monte.
L’ambientazione ideale del film verte tra lo spirito semidocumentaristico di alcune scene e l’astrazione e la surrealtà di altre. In alcuni momenti Diaz è un incubo ad occhi aperti e non solo per la rappresentazione della violenza ma per la sua preparazione, per le atmosfere.
Nella storia del cinema (e non solo) italiano la sperimentazione anche linguistica avviene intorno al concetto di realismo: da Verga al neorealismo, la vera avanguardia cinematografica del nostro paese. Quindi, Diaz racconta una storia, partendo da connotati di realtà sui quali costruire qualunque tipo di approccio cinematografico. Una realizzazione tra generi diversi senza  mai perdere di vista l’obiettivo del racconto. Il film evidenzia  la follia di un comportamento fuori da ogni principio democratico da parte delle istituzioni. Il tema è quindi quello della sospensione dei diritti democratici: un tema universale, che riguarda ogni paese in qualunque angolo del mondo. L’essere spogliati di ogni dignità per il semplice fatto di appartenere ad una categoria che mette in discussione lo Stato o alcuni suoi apparati. E per la sua crudeltà il racconto deve necessariamente tingersi realisticamente di scene che sfiorano l’horrror, o che diventano thriller psicologico.
Film sociale.
Molte delle storie raccontate in Diaz sono quelle raccolte da Carlo Bachschmidt in Black Block… documentario e sceneggiatura, in una nota corale che fonde i diversi momenti.
In Diaz presenti i ragazzi, ma anche i poliziotti ed  il loro punto di vista, per completezza dell’opera.Loro sono i deuteragonisti del film.
Movimento, ma anche una cronaca che racconta i fatti scandendoli, nel rispetto di una storia tutta da capire, nel rispetto dei fatti senza censure di verità scomode.
Nessuna rinuncia ai fatti inclusa la rappresentazione spinosa  della violenza  di certe scene. D’altronde durante i processi reali,  nessun poliziotto ha mai negato quello che è successo durante i processi, quindi le scene rappresentate nel film corrispondono all’esatta realtà.
Nessuno però, tranne Michelangelo Fournier, ha ammesso di essere stato direttamente responsabile dei fatti.
Piuttosto il regista dichiara di essersi auto-censurato, “in quanto ci sono cose avvenute nella Diaz o a Bolzaneto che non si possono raccontare nemmeno a parole. Basta leggere gli atti dei processi. Ci sono cose inenarrabile e irrappresentabili, che avrebbero fatto scivolare in un ambito di cinema scadente. Dunque nel rispetto di determinati limiti, senza mai però celare nessun aspetto della verità-realtà, pur non entrando nel compiacimento”.
Nel film, quando avviene l’irruzione, la violenza esplode come se non ci fosse stata una preparazione, spontanea.
L’ideologia di questa vicenda, Diaz e Bolzaneto assieme, sta nelle modalità con cui sono accadute le cose, quel che è accaduto dopo, il fatto di raccontare bugie sfacciate nelle conferenza stampa che ne è seguita dopo i fatti, denotano lo scarso stato qualitativo della democrazia, e dell’informazione,  del nostro paese. Quel che è accaduto è raccontato nel film.
Una cosa fa ridere: la metafora pazzesca del comportamento di alcuni dirigenti della nostra polizia, la deresponsabilizzazione della classe dirigente in generale.
Il regista afferma di aver voluto “descrivere un decennio di follia, durante il quale nessuno ha fatto quello che doveva fare, tutto hanno detto tutto e il contrario di tutto. E ora che siamo di fronte allo scoglio che sta per farci affondare non sappiamo più cosa dire, non abbiamo più nemmeno la forza per protestare, non abbiamo più un’idea sul futuro del nostro paese. Ci aspetta ora una ricostruzione, a partire dai comportamenti sociali di noi cittadini e soprattutto da parte dei dirigenti pubblici”.
Un film sociale, aderente ai fatti.

Leave Comment