Chi muore per una bomba e chi per un carrello troppo pesante. Vergogna!
Scritto da:
YOUrban
Appena 20 anni da quella giornata che ha cambiato il corso della storia.
Una bomba per fermare l’uomo che da solo stava trovando la formula per segnare l’inizio del metodo per sconfiggere quel cancro chiamato mafia.
Una bomba che ha inevitabilmente ha ucciso anche gli uomini della scorta assegnata a Giovanni Falcone. Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro loro, che di mestiere avevano deciso di servire lo Stato. Di servirlo in prima linea a costo di perdere la vita.
Un’altra bomba quanche mese dopo, per fermare quell’amico di Falcone, con cui aveva condiviso l’infanzia ed il lavoro. Paolo Borsellino aveva lo stesso desiderio, sconfiggere la mafia per rinfrancare la sua terra, e lui il metodo lo conosceva, lo aveva sperimentato con l’amico Giovanni. Anche in quesa occasione a perdere la vita furono gli agenti della scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Uccisi perché credevano che quell’uomo avrebbe putoto proseguire il lavoro iniziato da Falcone, quindi andava protetto.
Venti anni e di cose ne sono successe, tanti arresti, ma ancora pochi per estirpare la “malapianta”. Venti anni e tanti uomini e donne in prima linea a lottare contro la mafia, che hanno “davvero” bisogno della scorta, di quella scorta che li protegga. Però…
C’è sempre un però. Parliamo di chi la scorta ce l’ha ma non si capisce bene per quale motivo, anzi a giudicare dalla foto si!
Fa ancora più male a tutti i siciliani onesti scoprire che alcuni servitori dello stato si riducono a servitori del poltitico di turno come nel caso della senatrice PD Anna Finocchiaro, che siciliana lo è, ma che la scorta la utilizza per proteggersi dagli agguati che possono spuntare tra gli scaffali dell’IKEA. Vergogna!
Leave Comment