I governi occidentali vogliono controllare il web. Lo dice Google

Scritto da: Francesco Cimò

Leggendo qua e là mi sono imbattuto in questo articolo, che visti i recenti avvenimenti che hanno interessato questo blog, ritengo opportuno riportare proprio tra le sue pagine.

Google ha pubblicato l’elenco delle richieste di rimozione di contenuti presentati da agenzie governative e quello relativo alle richieste di dati personali. C’è molta preoccupazione, dato che il numero maggiore delle richieste proviene dagli USA e da altre democrazie insospettabili, quali Germania, Francia, Spagna, Italia ecc.

In un post, Google ha fornito uno sguardo sulle sempre più pressanti richieste di censura e rimozione provenienti da nazioni insospettabili da questo punto vista. Il documento riserva, infatti, parecchie sorprese.

«Non è preoccupante solo perché la libertà di espressione è a rischio, ma poiché alcune di queste richieste provengono da Paesi insospettabili, democrazie occidentali alle quali la censura non è tipicamente associata .», ha dichiarato Dorothy Chou, analista politico di Google, in un post pubblicato domenica sul blog.

Google, impegnata in una battaglia di alto profilo sulla censura online, in particolare con la Cina, ha pubblicato, per la quinta volta successiva, una sintesi che elenca la ripartizione delle richieste degli gli ultimi sei mesi dello scorso anno. L’elenco permette di valutare, nazione per nazione, la pressione esercitata su Google, obbligata ad assoggettarsi alle diverse leggi pur essendo impegnata a garantire la libertà di espressione e proteggere le informazioni personali di oltre 1 miliardo di utenti.

Molte delle richieste rappresentano tentativi legittimi di far rispettare le leggi che regolano problematiche che spaziano dalla vita privata a discorsi di incitamento all’odio. Ma Google sostiene di ricevere sempre più richieste da parte di agenzie governative che cercano di usare il loro potere per sopprimere opinioni politiche e materiale non gradito.

In testa alla classifica, troviamo gli Stati Uniti, dove i pubblici ministeri, i tribunali e altre agenzie governative hanno presentato 187 richieste di rimozione di contenuti da luglio a dicembre dello scorso anno. Gli Stati Uniti sono stati battuti solo dal Brasile, le cui agenzie governative hanno presentato richieste di rimozione di più contenuti, per un totale di 194.

Preoccupazioni per la libertà di espressione giungono però da altre grandi nazioni. La Germania ne ha presentato 103, mentre l’India ne ha inoltrate 101.

Da questo punto di vista, non mancano quelle del nostro Paese, al settimo posto con 844 richieste di dati personali che coinvolgono 1.124 account e che Google ha espletato nel 51% dei casi. L’Italia è preceduta dalla Francia, che ha inoltrato 1.404 richieste che coinvolgono 1.779 account, espletate da Google nel 44% dei casi. Ambedue le nazioni sono a loro volta precedute dalla Germania, che ha presentato 1.426 richieste di dati personali che coinvolgono 2.027 account e che Google ha espletato nel 45% dei casi.

Insomma, in Italia come in altri Paesi d’Europa, dove si predica la libertà d’espressione in virtù di democrazie “civilizzate” le agenzie governative tentano di controllare il web, le informazioni che passano e che magari risultano infastidire chi ci vuole governare.

Meditate gente, meditate…

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