
Sembra che negli ultimi mesi Yourban.net sia diventato un pericoloso contenitore di notizie scomode. Prima il post che ha fatto scalpore, e che ha fatto scomodare anche la polizia Postale, e oggi un nuovo accadimento. Vi racconto i fatti.
Come di consueto ho controllato la posta elettronica e tra le mail ne trovo una incuietante, “cazzo cosa avrò scritto questa volta?” (scusate il linguaggio duro) penso immediatamente, e apro la mail per leggerne il contenuto. Chi mi scrive è un legale che per tuteare il suo assistito mi chiede la rimozione di un post, una notizia di cronaca avvenuta in un paese del palermitano, invocando il “Diritto all’oblio”. Pena? La segnalazione al Garante della Privacy, ed eventuali sanzioni da 5000 a 100000 euro.
Diritto all’oblio? La prima reazione è quella di andarmi a documentare prima di rimuovere il post “incriminato” e scopro delle notizie che mi mettono in allarme e che dovrebbero allarmare tutti coloro che hanno un blog, di informazione.
La giurisprudenza ha da tempo affermato che: « È riconosciuto un “diritto all’oblio”, cioè il diritto a non restare indeterminatamente esposti ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione, salvo che, per eventi sopravvenuti, il fatto precedente ritorni di attualità e rinasca un nuovo interesse pubblico all’informazione. Analogo principio è stato applicato anche a personaggi che hanno avuto grande notorietà.»
Invocando tale principio chiunque, com’è accaduto a noi, può richiedere l’eliminazione di un contenuto ritenuto scomodo, purché sia passato un ragionevole numero di anni dal fatto. Su questi punti si è recentemente mossa Viviane Reding, Commissaria UE per la Giustizia, proponendo il 25 gennaio 2012 una riforma globale per la tutela della privacy degli utenti sul web che dovrebbe essere trasformata in legge da tutti gli stati membri entro il 2015.
La Reding sul punto ha chiarito: “Gli archivi dei giornali sono una eccezione, il diritto a essere dimenticati non può significare il diritto a cancellare la storia”.
Questa eccezione, secondo alcuni, potrebbe non bastare, visto che oggi molta informazione non sta nei giornali ufficiali, ma nei blog e nei siti di citizen journalism. Il rischio di una strada simile sarebbe grosso. Spiega Guido Scorza, uno dei più noti giuristi della rete: “La disciplina europea unica proposta dalla Reding è apprezzabilissima, ma sul diritto all’oblio non ci siamo. Se consentiamo a chiunque di pretendere la rimozione di un contenuto sgradito che lo riguarda, tra cento anni quando guarderanno a questa epoca attraverso Internet sembreremo tutti bravi e buoni. Le storie di corrotti e delinquenti saranno sparite”.
Ecco cosa significa diritto all’oblio, diritto sacrosanto di rifarsi una vita normale dando un colpo di spugna al passato e poco importa se ho tenuto comportamenti da delinquente. Le storture dei legislatori che vogliono o credono di poter controllare internet non finiranno mai. Del resto lo stesso Vinton Cerf, uno dei padri fondatori della “Rete”. Secondo lui le normative sul diritto all’oblio, al vaglio dell’Unione Europea costituiscono una pericolosa minaccia per la libertà di espressione su cui si fonda il mondo di Internet.
« Non potete uscire di casa ed andare alla ricerca di contenuti da rimuovere sui computer della gente solo perché volete che il mondo si dimentichi di qualcosa. Non penso che sia praticabile».
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