MEZZOGIORNO: ARCA CHE AFFONDA

Scritto da: YOUrban

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Di: Sebastiano Muglia

Ancora inversione di tendenza, il Mezzogiorno, il Sud, l’Arca che affonda. Si riduce drasticamente il settore manifatturiero con un calo del 25% seguito da un ulteriore diminuzione dei posti di lavoro del 24%, con una precipitazione degli investimenti pari al 45% “rapporto Swimez 2013”. Continua in maniera irreversibile l’ondata dell’emigrazione “vera questione meridionale, vera questione del Sud” con il consequenziale aumento della disoccupazione di oltre il 30% della forza lavoro. Sono soprattutto i giovani ad andarsene, togliendo la qualità della forza lavoro e innalzando l’età media della popolazione residente, registrando aumenti di circa 2.7 milioni di persone che hanno abbandonato i territori del Mezzogiorno, dal dopoguerra ad oggi.

Tutto ciò è riconducibile alla completa assenza di POLITICHE DI SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO riportando le regioni del Sud in una situazione simile al periodo dell’Intervento Straordinario per il Mezzogiorno. Diversi sono i fattori che hanno contribuito a determinare tale disastro; dalle politiche macroeconomiche a quelle industriale, alla contrazione del credito bancario-prestiti, al ritardo della qualificazione produttiva, all’insufficienza delle infrastrutture all’inefficienza della pubblica amministrazione.

Motivi, che dovrebbero essere rapportati nel quadro di una politica organica, assente, gassosa. Il Sud si trova ad operare in un contesto economico ostile, impossibilità di svalutare il cambio, senza contare che per rimediare ai guai del sistema politico finanziario, le politiche di austerità stanno generando pesanti recessioni; compromettendo la possibilità di rilanciare l’economia reale e quindi l’attività economica. A ciò va aggiunto, la difficoltà che le regioni meridionali incontrano, nel loro quadro complessivo, ad investire i Fondi Strutturali a loro destinati, sia per la loro insufficienza necessari per il cofinanziamento dei progetti; sia per la mancanza di progettualità dovuta ad una non visione sistematica di macro territorialità che di imprese in grado di realizzarli; sia per l’inefficienza della burocrazia nelle fasi di valutazione, selezione e monitoraggio degli stessi.

Bisogna cambiare marcia, e invertire la situazione ormai insostenibile. Nel paradosso questo ritardo delle Politiche di Sviluppo per il Mezzogiorno, potrebbe essere un punto di svolta in quanto più alte le probabilità di crescita. Le possibili direttrici di sviluppo, possono essere: riqualificazione urbana, potenziamento e ammodernamento delle infrastrutture di trasporto e di comunicazione, ampliamento delle energie rinnovabili, creazione di industrie per il riciclo dei rifiuti ed attività inerenti alla green economy; mobilitare le grandi imprese, con capacità finanziarie e tecnologiche importanti, in grado di investire su grandi progetti su cui aggregare piccole e medie imprese, centri di ricerca ed università. Nuova classe imprenditoriale, ovvero nuovi imprenditori. Per far ciò risulta necessario, in questa fase critica delle finanze pubbliche, in questa fase di crisi emergenziale, perseguire obiettivi, linee ed azioni coraggiose quali: Alzare il deficit, il Governo deve mettere nel settore Italia più beni finanziari di quanto ne tassi, unico modo per rilanciare i consumi, le imprese, l’occupazione; il Governo monopolista della moneta, che crea moneta, la spende per l’Italia e successivamente la tassa; è impensabile che siano le tasse a finanziare la spesa del Governo. Il Governo deve, in un momento di crisi emergenziale, abbassare le tasse. Il Governo, il Governo Coraggioso, deve SCARDINARE il limite di deficit del 3% imposto dall’Eurozona, ed utilizzare questi due parametri di riferimento; l’Italia, il Governo deve dire all’Europa, di uscire da trattato di MAASTRICH ed usare il deficit di bilancio e le tasse per salvare il nostro paese. Questo se c’è una classe politica che ha coraggio e visione.

 

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